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AidCoin, la criptovaluta italiana per il settore no-profit

Pubblicato il 3 Luglio 2018
ICO
 

Gennaio 2018 – L’oroscopo delle criptovalute non pare portare buone nuove.

Nei primi giorni del nuovo anno la capitalizzazione complessiva delle monete virtuali è calata di 130 miliardi di dollari. Capofila della recessione valutaria è Ripple, che dopo il record degli ultimi mesi del 2017, crolla quasi per il 50% del suo valore. La parabola negativa investe però anche altre note cripto valute come Bitcoin, il cui valore è diminuito circa del 30% rispetto a quello massimo registrato.

Il cuore del dibattito sulle cripto valute verte sempre più spesso su quale sia il loro reale impiego nell’attuale sistema economico, ed in qualità di moneta, tradizionalmente intesa, il loro impiego appare piuttosto ridotto e difficoltoso. Attualmente tali valute sono prevalentemente considerati “beni rifugio”, investimenti con finalità speculative.

Mentre utilizzatori, regolatori e mercati finanziari si scontrano a suon di rumors finanziari, in italia c’è chi non ha dubbi su possibili impieghi della moneta virtuale.

AidCoin, una criptovaluta per la beneficienza

Nata dai creatori di CharityStarsAidCoin è una criptovaluta che, basandosi sulla tecnologia Blockchain, consente di raccogliere via web fondi da destinare in beneficienza, tramite la messa all’asta di beni appartenenti a personaggi famosi o appuntamenti vis-à-vis. AidCoin è un progetto interamente italiano.

Perché AidCoin non è la solita criptovaluta

I fondatori di AidCoin - Manuela Ravalli, Domenico Gravagno e Francesco Nazari Fusetti – sono assolutamente certi che il mondo delle organizzazioni no profit e il settore charity possano e debbano beneficiare maggiormente dagli effetti di questa tecnologia rivoluzionaria.

L’infrastruttura della Blockchain, per sua stessa natura, offre un elevato grado di trasparenza e tracciabilità delle transazioni effettuate. Questa caratteristica è secondo i fondatori di AidCoin la vera forza della loro criptovaluta. La piattaforma sviluppata ad hoc consente ai donatori di tracciare fino all’ultimo miglio e all’ultimo centesimo il flusso delle proprie donazioni, grazie alla capacità della piattaforma di interfacciarsi con i dati delle ONG.

AidCoin si differenzia nettamente dalle altre criptovalute non solo per essere completamente Made in Italy, ma soprattutto per il business model concepito e realizzato attorno alla criptovaluta. La moneta della beneficenza è legata ad una piattaforma charity: siamo dinanzi al primo caso di fusione tra uno strumento finanziario e il mondo della beneficienza. Inoltre, acquistando AidCoin si può partecipare a tutte le iniziative di beneficenza promosse da ChairtyStars, sostenendo quindi ogni operazione promossa dalla stessa. Infine, Tra i tratti peculiari vi è sicuramente la forte intenzione dei fondatori di scollegare l’idea della criptovaluta dalla startup, per collocare AidCoin come strumento finanziario accessibile a tutte le transazioni che abbiano la beneficenza non solo come scopo ultimo ma proprio come nodo centrale della loro esistenza, come il mondo delle Organizzazioni Non Governative che potrebbe essere rivelarsi davveromolto interessato all’utilizzo di AidCoin per ricevere le donazioni.

Un’ ICO da 16 milioni di dollari

Negli ultimi mesi del 2017 AidCoin ha lanciato un’ICO – Initial Coin Offering – mettendo a disposizione 12 milioni di token da acquistare. L’offerta, sostenuta da un intermediario svizzero specializzato, ha permesso alla startup di raggiungere – in meno di 2 ore – l’obiettivo di 6,5 milioni di euro pari circa a 6000 Ethereum. L’impennata della criptovaluta ha permesso di assestare il valore dell’ICO al 16 Gennaio 2018 a 16 milioni di euro. Dalle stesse parole del CEO Francesco Nazari Fusetti, la richiesta ha di gran lunga superato l’offerta, portando a dover rifiutare 6 milioni di dollari da altri contributori.

Certo non male come inizio per la prima charity criptocurrency.

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Redazione